IO, MIA MOGLIE E IL MIRACOLO: Punta Corsara in scena dal 22 al 25 febbraio a Milano

Punta Corsara porta in scena un testo originale scritto da Gianni Vastarella al quale affida anche la regia. E quello con cui il pubblico deve confrontarsi è una sorta di noir sostenuto da una macchina comica che lavora su paradigmi diversi da quelli a cui la compagnia ci aveva abituato. Di Napoli rimane solo la cadenza, leggera ma indispensabile, per il resto potrebbe essere ambientato in qualsiasi metropoli. Tra paradossi, omaggi al cinema americano, battute che ritornano più volte, fin quasi allo sfinimento,  si snoda un tracciato drammaturgico che ruota attorno al caso assurdo e disturbante di una bambina scomparsa, ma che in realtà – così raccontano i genitori – partecipa a una sperimentazione didattica che la costringe a scuola, in un tempo prolungato infinito. Inoltre in città da un po’ di tempo si sente parlare di qualcuno che fa i miracoli, un uomo capace di riportare in vita le persone. Ma le discussioni lasciano cadere la razionalità nel vuoto, in quello spazio che divide i personaggi e che impedisce loro di toccarsi.

Spettacolo vincitore dell’edizione 2015 del Festival I TEATRI DEL SACRO

IO, MIA MOGLIE E IL MIRACOLO
Punta Corsara/ 369 gradi
scritto e diretto da Gianni Vastarella
produzione 369gradi con il sostegno di NUOVOIMAIE
con Giuseppina Cervizzi, Christian Giroso, Gabriele Guerra, Valeria Pollice, Emanuele Valenti, Gianni Vastarella
collaborazione artistica e organizzazione Marina Dammacco
regia Gianni Vastarella
produzione 369gradi
con il sostegno di NUOVOIMAIE

INFO E PRENOTAZIONI
da lunedì a venerdì dalle ore 9.30 alle 18.00
tel: +39 02 69 01 57 33
e-mail: fontana.teatro@elsinor.net
ORARIO SPETTACOLI
da martedì a sabato h. 20.30
domenica h. 16.00
lunedì RIPOSO

ESTRATTI DALLA RASSEGNA STAMPA

Anna Bandettini- La Repubblica
Interessante svolta teatrale dei napoletani di Punta Corsara, un thriller delirante su una bambina sparita, trattenuta, si dice, da giorni a scuola per il tempo prolungato. Si capisce che qualcosa non torna, neanche in quelle figure grottesche, la prostituta, l’investigatore, l’uomo del miracolo, il marito violento, non macchiette ma mostri, immagini deformate di un paesaggio umano in cui rispecchiarci.

Mario Bianchi – KLP
In “Io, mia moglie e il miracolo” Vastarella, mescolando sacro e profano, cinema di genere Ionesco con una spruzzata di Scimone e Sframeli, imbastisce una sorta di apologo surreale sulla famiglia di forte valenza espressiva, nel quale è coinvolta generosamente tutta la compagnia. Qui non ci troviamo però di fronte alla tipica famiglia napoletana che ci aspetteremmo di trovare in un lavoro di Punta Corsara: questo nucleo familiare vive in un tempo immaginario ma, nello stesso istante, assai posizionato nel presente.Ogni attore raffigura non solo un personaggio senza nome, ma anche una specie di maschera, che ha il suo ruolo nel teatro del mondo e nella società in cui viviamo, fatta di schemi, regole, ruoli e molti stereotipi; una sorta di noir sapiente, dove nell’assurdità dei caratteri e delle situazioni (perfino demenziali, arricchite come sono da formule ripetute all’infinito), tutto ha una sua perfetta logica, con uno sguardo – non certo consolatorio – sulla società in cui viviamo.

 

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